Sempre: tra distanza e legami, la nuova veste profonda di un brano speciale – Intervista
Sempre, la versione acustica del primo singolo di Rossella.
Ad un anno esatto dall’uscita del singolo che ha segnato l’inizio del suo percorso artistico, Rossella celebra il primo anniversario del suo debutto con una pubblicazione speciale. Dal 27 marzo, è disponibile sul suo canale ufficiale VEVO il videoclip di “Sempre (Acoustic Version)”, un’inedita performance dal vivo realizzata in presa diretta.
In questa nuova veste, il brano si spoglia della produzione pop-rock originale per rivelare la sua essenza più nuda e profonda. “Sempre” è un’indagine sulla memoria del cuore, un racconto di quei legami indissolubili che né la distanza né il tempo riescono a scalfire. Il testo esplora il confine sottile tra ciò che è stato e ciò che continua a vibrare nel presente: un dialogo tra anime che si sono perse, ma che continuano a cercarsi attraverso sguardi e parole mai pronunciate.
Rossella è una cantautrice che racconta, attraverso i suoi brani, i rapporti umani, la crescita personale e il coraggio di seguire i propri sogni.

Nella canzone, perché chiedi scusa? E a chi?
“Nella canzone, il gesto di chiedere scusa è rivolto direttamente all’altra persona coinvolta nel legame che racconto. È un chiedere scusa in senso metaforico: un’ammissione della natura stessa del rapporto. La frase “scusa se mi senti anche quando non mi vedi” mostra come il legame tra i due sia così profondo da andare oltre la distanza fisica.”
Quindi, nella canzone racconti una storia personale?
“Sì, in generale quando scrivo, c’è sempre qualcosa della mia vita, però spesso è mescolato: magari è la stessa emozione provata con persone diverse, anche in amicizia. “Sempre” è una canzone che parla d’amore, ma può parlare anche di amicizia. In questo senso, sì: c’è una componente autobiografica in tutto quello che scrivo.”
La canzone esprime anche la distanza, sia quella fisica che quella temporale. “Chiamami ancora per nome, anche se ormai sono altrove” suggerisce che “altrove” può riferirsi non solo a un luogo diverso, ma anche al fatto di essere andati avanti: il passato è superato, si vive nel presente e si guarda verso il futuro.
“Sì, è proprio così. Infatti poi dico: “chiamami ancora per nome, anche se ormai siamo altrove”. Basta uno sguardo per ricomporre qualcosa di rotto; si ricompone una parte di cuore che si è spezzata. È il riconoscimento delle profondità condivise, non un peso. Anche se la vita va avanti, quell’alchimia rimane.”
La canzone richiama anche la distanza nel tempo. Uscita l’anno scorso, tu la riproponi quest’anno in un’altra versione. È come se questa nuova versione rappresentasse anche una versione nuova di te?
“Assolutamente sì. Questa è la prima canzone uscita del mio progetto da cantautrice; quindi, per me ha un peso particolare. Volevo “festeggiare” il compleanno di questa canzone, che ho pubblicato un po’ a scatola chiusa, senza sapere quale sarebbe stata la reazione. Nel mio piccolo è stata molto positiva: mi ha sorpresa e tante persone si sono affezionate al brano. Gli eventi importanti vanno festeggiati, non lasciati lì a caso. Le ho dato una dimensione più “cameristica”, più intima: archi e pianoforte creano proprio questo tipo di atmosfera. Sono molto felice perché questa seconda veste corrisponde all’anima della canzone.”

Come capisci che una canzone è pronta per uscire? Quale emozione o segnale personale ti fa decidere che è il momento giusto?
“Domanda complessa. Quando scrivo una canzone, se io per prima provo un’emozione forte capisco che devo farla uscire: questa è la prima selezione. Poi considero anche i tempi e le stagioni: se una canzone è più “aperta”, magari non è ideale per l’inverno. L’anno scorso, ad esempio, “Filo Rosso” è uscita a settembre: è una canzone d’amore per la vita, ma anche malinconica, e secondo me era perfetta per il mese della ripartenza. Insomma, vado molto a sensazioni.”
Il video è stata un’idea voluta fin dall’inizio, oppure è nato dopo, una volta scelta la pubblicazione?
“La scelta è stata a monte: la canzone è registrata in presa diretta, cioè mentre i musicisti suonavano dal vivo. Il video su YouTube è esattamente la performance che poi si ascolta su Spotify. Colgo l’occasione per ringraziare DoubleSharp Production, che ha curato sia la parte video sia gli arrangiamenti: sono persone che lavorano molto bene e a tutto tondo. In un certo senso, questa canzone è nata proprio come video.”
Hai menzionato il “filo”, come nel brano Sempre si parla di una collana di perle. È il simbolo di un legame che ci tiene sempre collegati?
“Sì, secondo me sì. Penso che tutte le persone che incrociamo, anche quelle che sembrano solo di passaggio, o quelle che ci hanno fatto male (o con cui ci siamo fatti male), abbiano comunque un “perché”. E quel perché, alla fine, è la nostra evoluzione. C’è una “geografia fisica” per cui a volte è meglio lasciarsi andare e restare distanti. Ma c’è anche una “geografia dell’anima”: quando condividi qualcosa di profondo con qualcuno, in qualche modo un filo resta, anche se poi si è lontani. E se avessimo il coraggio di starci dentro, senza l’orgoglio di mezzo, potrebbero restare vive anche emozioni positive, persino a distanza di anni.”

Quali sono i tuoi progetti futuri?
“Sto lavorando innanzitutto al prossimo singolo: ho girato il videoclip ieri e sono molto contenta. È una canzone in cui, secondo me, il “match” tra periodo dell’anno (cioè quando farla uscire) e ciò che racconta il testo è perfetto. Più in generale, sto preparando l’uscita del mio primo album, che arriverà in autunno. Sarà un progetto che unisce musica e parole, perché ci sarà una parte di canzoni e una parte di spoken word: poesie che scrivo su musica e che, sui miei social, si vedono spesso. In questo periodo sto scrivendo molto e sto affinando ciò che ho già scritto, in vista della pubblicazione.”
Quindi, come scrivi anche tu, “scrivo parole che diventano musica e musica che diventano parole”. Non c’è sempre un punto di partenza fisso (prima la melodia e poi il testo, o viceversa), ma dipende da cosa vuoi raccontare. È così?
“Sì, dipende da come arriva l’ispirazione. A volte ho scritto prima le melodie; altre volte (più raramente) nascono insieme musica e parole, magari per frasi brevi. Altre ancora, per esempio, sono nate canzoni da lettere che ho scritto a qualcuno e che poi non ho mai inviato. In generale, il processo creativo fa un po’ da sé, e io gli corro dietro.”

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