Andrea: "Magnitudo è un inno alla libertà"

Andrea: “Magnitudo è un inno alla libertà”

Il brano è dunque il frutto di una rivoluzione, una sorta di terremoto interiore di vita, di libertà e ribellione.

È disponibile in radio dall’1 aprile “Magnitudo”, (ascolta qui) il nuovo singolo di Andrea (etichetta Lead Records/ distribuzione Pirames International), che vede anche la realizzazione di un emozionante videoclip girato presso i Lead Recording Studios, per l’adattamento piano e voce del brano.

Andrea Pasqualini, in arte Andrea, inzia il suo percorso artistico grazie ad un forte interesse per il mondo dell’arte, della musica e dello spettacolo, rivelando inaspettatamente un fondo d’animo ribelle e controcorrente, che lo porta ad innamorarsi artisticamente della popstar americana Miley Cyrus, per lui grande fonte di ispirazione. Consegue il diploma come tecnico presso la scuola di cinematografia Roberto Rossellini, e oggi studia presso la facoltà di Letteratura, Musica e Spettacolo all’Università La Sapienza di Roma. Dopo una gavetta di quasi 10 anni tra lezioni di canto, primi spettacoli e interpretazioni di cover sul suo canale YouTube, conosce il produttore discografico e maestro Mario Zannini Quirini (Lead Records), con il quale trova la giusta sintonia per esprimere e mettere in risalto i suoi messaggi e sentimenti più profondi. Andrea ha un preciso obiettivo: quello di “dar voce” e speranza ai più deboli e agli emarginati, aiutare con la sua musica e la sua voce chi ha bisogno di una mano per riprendere in mano il proprio essere. 

“Magnitudo” è dunque il frutto di questa “rivoluzione”, una sorta di terremoto interiore di vita, di libertà e ribellione. Un canzone-manifesto della vittoria personale nel superare qualsiasi tipo di limite, di giudizio e di pregiudizio.  L’origine del brano deriva da un bisogno di raccontare un periodo trascorso dell’adolescenza nel quale Andrea, con il suo carattere timido, anche se forte allo stesso tempo, viene messo in ombra nelle relazioni con il resto dei suoi coetanei ed amici. Questo sentirsi “fuori posto” o “un gradino inferiore agli altri” lo ha portato a riflettere per cercare di capire cosa effettivamente fosse sbagliato in lui. Risultato: nulla. È in questo momento che arriva la “giusta spinta” per superare ogni ostacolo. Un bisogno forte, che lo fa andare oltre quel “gradino”, dove impara a farsi scivolare addosso i commenti sull’aspetto fisico o sul suo carattere considerato troppo ingenuo. 

Magnitudo è la tua nuova canzone, com’è nata e qual è il messaggio contenuto nel brano, che magari potrebbe essere diverso da quello che ho percepito io?

“Questa canzone nasce dalla voglia di libertà e vuole celebrare la mia vittoria personale nell’aver abbattuto diversi blocchi e superato diversi limiti che la società ci impone e quindi Magnitudo è un vero e proprio inno alla libertà. L’idea di parlare proprio della magnitudo, l’energia meccanica rilasciata da un terremoto, nasce come metafora dell’energia che è dentro noi e che viene liberata. La vita non deve essere una possibilità sprecata e l’importante è godersi ogni attimo. Magnitudo nasce proprio per questo, per dare una spinta agli altri nel vivere con pienezza la propria esistenza. Oltre ad essere un inno alla libertà mi piace definirla anche come una festa. La canzone è una evoluzione, parte in modo molto intimo per poi avere un’esplosione di energia proprio a rappresentare questa mia evoluzione personale sotto tutti i punti di vista.”

Tu hai citato la parola vita e la vita l’ho trovata nello specifico nella parte del testo quando canti: “aspettavo la pioggia ma è sceso il diluvio”. Questo è un po’ quello che accade nella vita quando magari aspetti qualcosa e poi arriva qualcosa di molto più grande.

“Esatto, questa parte del testo vuol dire proprio questo e cioè che aspettavo qualcosa e poi è arrivato qualcosa di più grande e ognuno può intenderlo come preferisce sia in senso negativo che positivo, nella canzone assume un significato positivo e cioè che dalla ricerca della mia consapevolezza è uscita fuori la vita e quindi qualcosa di più grande che neanche aspettavo. Questa in particolare è stato uno dei miei versi preferiti che per primo ho scritto infatti, all’inizio, questa canzone avrebbe dovuto chiamarsi Diluvio e non Magnitudo”.

Nella canzone inoltre canti che quello che vuoi vivere è semplicemente una vita “normale”.

“Si, per me la normalità è una parola che ha aspetti nascosti: “la normalità alla fine cos’è?”Io voglio vivere semplicemente una vita tranquilla senza essere giudicato e bloccato dalle regole della società che vogliono regolare anche la normalità”.

Magnitudo è stata presentata in due versioni completamente diverse, perché questa scelta?

“Nella seconda versione, quella ballad, viene messo in risalto il testo rendendolo protagonista ed è nata quasi casualmente . Dopo aver pubblicato la versione ufficiale, la seconda, non era proprio programmata. Dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, sentendomi molto impotente e non sapendo cosa poter cosa fare, ho sentito l’esigenza di pubblicare questa seconda versione perchè ho pensato che la musica potesse unire tutti i popoli e in quella parte del mondo, non potendo fare musica, magari capitando su Youtube e ascoltando questa versione, sarebbe stato come un caldo abbraccio. Tant’è che alla fine del video ho voluto inserire il simbolo della pace. La musica mi ha salvato nei periodi più bui ed anche in quelli più belli. La musica ti permette di approfondire la ricerca di te stesso, ti aiuta nei periodi più brutti a tirar fuori tutto e amplifica i periodi più belli, per me è essenziale.”

Attraverso questo brano Andrea vuole veicolare un rilascio di energia, un messaggio per scuotere chi, come lui, si sente o si è sentito inadeguato ad un certo punto della vita. La sua parola d’ordine è “Libertà” e chiunque raggiunga la consapevolezza di “essere se stesso in tutto e per tutto” ha il diritto di manifestare la propria libertà, con una “Magnitudo”, che non ammette più freni e paure. 

Il video della versione ballad di “Magnitudo” è stato girato all’interno dello studio più importante dei Lead Recording Studios a Roma nel quale sono passate dalle più grandi star della musica italiana fino a quella internazionale.

“Sentivamo la necessità di voler far arrivare ancora di più il significato di Magnitudo e, per questo, l’abbiamo voluta spogliare di tutto facendo diventare protagonista solo la potenza del suo messaggio attraverso un arrangiamento piano e voce.” – racconta Andrea –  “Tutto questo è stato possibile grazie alla bravura e all’eccellenza del Maestro Mario Zannini Quirini che, come in ogni cosa che fa, ha messo tutto il suo cuore e la sua passione. Averlo come protagonista insieme a me anche nel video è per me un onore immenso.”

Progetti futuri quali sono?

“Ora sto scrivendo tantissimo, ho tanto da raccontare. Qualche giorno fa ero ad un evento all’Hard Rock di Roma e mi hanno detto di aver visto in me una gran voglia da raccontare ed infatti è vero. La necessità di far uscire altri pezzi è proprio per raccontare altre parti di me, magari anche più leggere. Noi siamo tante sfumature, tutti abbiamo una parte più leggera ed una più profonda e nessuna va nascosta, non va nascosto il nostro essere dietro le maschere o filtri.”

Mi piace abbinare la musica alla cucina e quindi ti chiedo se tu fossi un piatto che piatto saresti e perchè?

“Allora mi inviti a nozze (ride). Ti rispondo subito, la pizza! Io sono dipendente dalla pizza potrei mangiarne all’infinito (ride) perché la sua bontà è riconosciuta da tutti e probabilmente rispecchia quel lato del mio carattere cioè quello di essere buono con tutti.”

In chiusura ti faccio io una domanda. Vista la prima domanda che mi hai fatto, qual è il messaggio della canzone che tu hai percepito?

Parto sempre dal presupposto che una canzone sia polisemica, per questo all’inizio ti dicevo che magari il messaggio percepito da me sarebbe potuto essere diverso da quello che invece era nel tuo intento. Quando ho ascoltato la tua canzone ho ascoltato una voglia di riscatto, l’essere arrivato ad un elevato grado di consapevolezza in se stessi e di quello che si vuole.”

“Infatti negli ultimi tempi ho compreso chi voglio essere e come voglio vivere la vita, ho compreso quanto debba essere apprezzata e che va vissuta con pienezza cercando di aiutare gli altri, aiutare tutti coloro che una voce non ce l’hanno.”

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Lorenzo Santangelo: "L'arancio è stata dettata dal cuore"

Lorenzo Santangelo: “L’arancio è stata dettata dal cuore”

Il cantautore romano pubblica la sua nuova canzone, raffinata, incisiva e di forte impatto emotivo.

“L’arancio”  (Lungomare – Believe) è il nuovo singolo del cantautore romano Lorenzo Santangelo. L’autore, dopo aver vissuto molti anni all’estero, riscopre le sue radici utilizzando per la prima volta il proprio dialetto in un viaggio emozionale che ha come traccia un immaginario monologo del nonno. Il testo del brano, raffinato ed incisivo allo stesso tempo, si sviluppa in un crescendo perfettamente in armonia con la musica, partendo da una tenera immagine di vita quotidiana, seguita da una serie di riflessioni mai banali e di forte impatto emotivo.

Il videoclip di L’arancio è stato girato in Toscana in un casale di campagna dell’800 da Gabriele Paoli.

Lorenzo Santangelo ha iniziato sin da piccolo a studiare pianoforte. Dopo aver frequentato il conservatorio di Santa Cecilia si avvicina alla forma canzone, affascinato dai grandi cantautori italiani. Nel 2012 scrive un romanzo prima di lasciare l’Italia per trasferirsi in Australia, dove vive 7 anni ottenendo la cittadinanza australiana. Dal 2019 collabora con Radio SBS (la radiotelevisione nazionale australiana) per la quale ha ideato e conduce tutt’oggi la trasmissione settimanale “Parlando di Musica”, giunta ormai alla centesima puntata.

Ascoltando L’arancio, canzone che hai dedicato a tuo nonno, ho avuto come l’impressione che in fin dei conti tuo nonno sei tu, sono io, tuo nonno siamo tutti perché nel testo della canzone ci sono dei momenti che prima o poi passiamo tutti.

“Ci hai preso in pieno mio nonno siamo tutti! Questa canzone racconta un insegnamento di una generazione ad un’altra intesa in senso generale come una che arriva prima dell’altra. È  fondamentale la memoria perché dentro c’è la chiave di tutto e in questa canzone penso ci si possa ritrovare chiunque. Io ho sempre avuto un rapporto pessimo con il tempo che va e spesso mi sono trovato ad immaginare la fine e l’ho voluta esorcizzare con questa canzone ed ho immaginato un anziano che sa che il suo tempo è quasi finito e non si riconosce perché non sente l’età che ha realmente perchè lui dentro si è fermato a venti, trenta o quaranta anni. So per certo che una persona anche se non più presente fisicamente non morirà mai finché c’è il ricordo, finché qualcuno la ricorda e per questo l’ho voluta scrivere in onore di mio nonno che nella sua normalità era un grande.”

Questa tua canzone suggerisce come si dovrebbe realmente ascoltare quando una persona comunica con noi. Perché l’ascolto quello vero, quello attivo, è l’unico che ci permette di ascoltare davvero, perché non si ascolta solo con le orecchie ma anche con la mente, guardando negli occhi e soprattutto in silenzio e questa canzone mi evoca proprio questa immagine, tu al tavolo in silenzio ad ascoltare tuo nonno.

“Mi fa davvero tanto piacere che tu te ne sia accorto perché questa è una canzone emozionale e a volte emozionandosi si rischia di perdere di vista altri aspetti come questo che hai appena detto perché, in effetti, nella canzone di mio non dico una parola e questo mi piace tantissimo tu l’abbia notato perché, di fatto, questa canzone è un monologo di mio nonno. Magari, a livello di scrittura, utilizzo mio nonno per dire cose che penso io ma nella canzone è come dici tu, io non dico niente lo ascolto e basta.”   

Quando hai scritto questa canzone, in quale occasione?

L’ho scritta un pò più di un anno fa e lo ricordo perché era a cavallo del mio compleanno, il 5 novembre, ed ero stato operato proprio quel giorno all’orecchio, l’ho scritta senza un orecchio (ride) e per questo lo ricorderò per sempre. Credo che alcune canzoni a volte abbiano una magia che non dipende dall’autore e per questa canzone non mi prendo tanti meriti nel senso che è arrivata così dal cuore senza pensarci più di tanto.  È stato emozionante crearla, perché solo scrivendo mi sono accorto del legame indissolubile che c’è tra me e mio nonno, che non c’è più da tanti anni, e mi è venuto spontaneo utilizzare il mio dialetto, come si fa in famiglia.  È una canzone un po’ strana, non ha la classica struttura “strofa/ritornello”, e di sicuro non strizza l’occhio alla moda. È una canzone onesta, per niente furba, che cerca soltanto di emozionare e di lasciare un segno un po’ più profondo, a prescindere da like e stream”

Canzone che è accompagnata da un video con colori scelti e atmosfere classiche nel quale ci sei soltanto tu con immagini che raccontano perfettamente la canzone 

“Sono molto contento di questo video, la scelta di essere da solo è stata dettata dal non voler distrazioni ed è in perfetta armonia con la canzone fin dalla scrittura. Volevano che si pensasse soltanto al testo durante la visione e ascolto del videoclip.” 

A cosa stai lavorando adesso?

“Io ho scritto molte canzoni e mi piace realizzare progetti ben strutturati, quindi se devono essere pubblicate c’è bisogno che ci sia una struttura dietro proprio come in questo caso che sono stato fortunato nell’aver trovato qualcuno che ha creduto in questa canzone investendo dei soldi e che ringrazio sempre che è Filippo Raspanti, che è il mio manager e produttore, che ha voluto investire su questa canzone e su un cantautore non più giovanissimo e nel 2022 secondo me è coraggioso.”  

Recentemente Lorenzo Santangelo si è aggiudicato la vittoria nella sezione Musica alla XX edizione del Premio Fabrizio De Andrè all’Auditorium Parco della Musica di Roma  portando live il suo ultimo singolo “L’arancio”, accompagnato da Riccardo Cherubini e Sandro Paoli (produttore e arrangiatore del pezzo). Oltre alla prestigiosa Targa, Lorenzo ha vinto un assegno da € 10.000 da Nuovo IMAIE per la realizzazione di un live tour di almeno 6 concerti.

“Vincere il premio dedicato a quello che nell’immaginario collettivo è considerato IL cantautore per eccellenza – ha dichiarato Lorenzo –  ha un significato davvero molto importante per me. E vincerlo con questo pezzo, “L’arancio”, vale ancora di più, perché è un pezzo vero, scritto con il cuore. Fabrizio De André ci ha lasciato un patrimonio inestimabile e vedere il mio nome associato in qualche modo al suo mi mette i brividi”. 

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Massimo Cotto: “Il rock può ancora cambiare le nostre vite?” Secondo me la risposta è si!”

Massimo Cotto: “Il rock può ancora cambiare le nostre vite?” Secondo me la risposta è si!”

Nel suo nuovo libro voci sopra le righe, divertenti aneddoti, meditazioni profonde e consigli quotidiani di oltre 150 musicisti di ogni generazione   

È disponibile in libreria e negli store digitali “Rock is the answer – Le risposte della musica alle questioni della vita” (Marsilio Editori), il nuovo libro di Massimo Cotto, giornalista professionista, DJ radiofonico, autore televisivo e teatrale, presentatore e direttore artistico di numerosi festival e rassegne, oggi una delle voci più note di Virgin Radio, che racconta il mondo del rock attraverso le parole di oltre 150 artisti, da Mick Jagger a Patti Smith, da David Bowie a Chris Cornell, raccolte nel corso degli anni durante interviste ed incontri 

Tra voci sopra le righe e divertenti aneddoti, meditazioni profonde e consigli quotidiani, a ogni mese dell’anno si associa una riflessione che nasce da un brano cult e che introduce una parola chiave per ciascun giorno. Dall’amore (tema di gennaio) alla ricerca di una risposta (tema di dicembre), passando per il futuro (tema di giugno), ogni riflessione è accompagnata da una canzone che fa guida all’ascolto e dà una o più risposte che gli artisti hanno voluto consegnare a Massimo Cotto durante incontri e colloqui. Demoni e ispirazioni, vizi e virtù rivivono in uno zibaldone di pensieri che diventa al tempo stesso un motore per le ricerche personali e il prodotto di un nuovo e mai banale sguardo sul mondo.

Il suo nuovo libro si chiama “Rock is the Answer – Le risposte della musica alle questioni della vita”. Ogni risposta presuppone che sia una domanda e quindi le vorrei chiedere se nel corso degli anni le domande che poniamo al rock sono cambiate e se sì in che modo, oppure come ha detto David Bowie le domande sono le stesse me è cambiata la prospettiva?

«Le domande sono cambiate nel senso che un tempo la domanda era: “Il rock può cambiare il mondo?” Ed oggi abbiamo avuto la risposta e cioè che non può più cambiare il mondo, almeno non nelle dimensioni che noi abbiamo sempre immaginato e sperato negli anni ‘60, per coloro che hanno avuto la fortuna di vivere quel decennio, quindi l’utopia di Woodstock la rivoluzione psichedelica, l’idea che il rock potesse diventare la base di una nuova società. Oggi sappiamo che tutto questo non è più possibile. È cambiata la scala, si agisce su livelli individuali quindi la domanda corretta che noi possiamo fare è: “Il rock può ancora cambiare le nostre vite?” Secondo me la risposta è si! La grandezza del rock, come dell’arte in generale, ci insegna che una risposta genera un’altra domanda. Io non sono alla ricerca di una risposta definitiva, se esistesse un libro con tutte le risposte della mia esistenza io non lo comprerei altrimenti che cosa vivo a fare? Proviamo a chiedere ad un artista se voglia scrivere una canzone perfetta, lui risponderebbe di no. Il bello del rock è che ti da gli spunti per andare avanti e risolvere i tuoi piccoli malanni quotidiani per poi ripartire alla ricerca di qualcos’altro.» 

Le scale delle quali parlava prima, quelle scale citate anche nel libro “stairway to heaven” conducono ad un miglioramento individuale, non collettivo.” L’uso eccessivo del gruppo, del collettivo, ci sta portando ad una perdita di identita’, ci sta portando alla depersonalizzazione. Sempre nel libro ho letto “il rock può creare aggregazione lavorando sull’individuo e non più sul gruppo.” Quindi il rock può ricreare l’identità che stiamo perdendo e se sì in che modo?

«Secondo me si, perché i musicisti sono persone fragili e vulnerabili così come lo siamo noi, solo che loro hanno un momento nel quale possono esercitare una funzione diversa, di trascinatore di folle, che è il momento nel quale sono sul palcoscenico ma poi, quando scendono, ricominciano a vivere gli stessi malanni, le stesse debolezze del quotidiano. Loro sono in grado di lavorare singolarmente sulle nostre piccole debolezze quindi farci capire in quello che noi proviamo tutti i giorni come il senso di inadeguatezza, la difficoltà di attraversare particolari momenti, la disillusione che sono tutte cose che loro hanno affrontato più volte ed hanno provato a superarle attraverso la musica. Quindi credo che lavorando sull’individuo il rock e l’arte in generale possano comunque costruire un buon futuro.»

Ha intervistato migliaia di artisti, ma con chi si è reso conto che a parlare era la persona e non l’artista?

«È una bellissima domanda, perchè è esattamente il fine di tutte le mie interviste. Io non sono interessato al gossip, neanche interessato ad entrare troppo nel dettaglio musicale. L’arte, la musica, il rock è comunicazione ed io sono interessato a capire la persona dietro il personaggio, la persona dietro l’artista e quindi momenti in cui l’artista si confessa, comincia a parlare di se stesso quasi dimenticandosi che davanti ha un giornalista a me fa capire che sono riuscito a conquistare la sua fiducia e forse può nascere qualcosa di importante. Pensa ad esempio ad Elton John, Joe Cocker a Eric Clapton che hanno sfruttato uno spunto che ho dato loro per parlare della loro odissea nella droga e nell’alcol e lo hanno fatto con naturalezza, ricordo Elton John che piangeva mentre raccontava. Ricordo Alda Merini che si commuoveva dicendo cose meravigliose pensando alle figlie o a suo marito per il quale lei dice di aver scritto tutte le sue poesie. Sono momenti nei quali capisci la fortuna che hai avuto nel fare questo lavoro e anche la grandezza delle persone e non soltanto dell’artista da un punto di vista professionale e musicale.»

Tra i tanti artisti che ha intervistato ha chiesto a Noel Gallagher quali canzoni avrebbe voluto scrivere, quindi le chiedo quale artista avrebbe voluto intervistare e perchè?

«Mi sarebbe piaciuto e mi piacerebbe intervistare le tre “J” Jimi Hendrix, Janis Joplin e Jim Morrison perché sono sicuro che comunque mi divertirei tantissimo. C’è una persona che non ho mai intervistato e non ho mai voluto intervistare che è Bruce Springsteen perchè lui mi ha cambiato la vita ed io non volevo correre rischi di beccarlo nell’unico giorno che era arrabbiato perché ad esempio aveva litigato con la moglie oppure aveva bucato o erano entrati i ladri in casa e quindi deve rimanere lì come mia lanterna, come mia stella polare, come mio punto di riferimento. Ti invito ad immaginare la faccia del discografico quando mi ha chiesto se volessi incontrarlo e gli ho risposto di no. Davvero abbiamo bisogno di stelle polari e di bussole come per me Springsteen che mi ha fatto capire la potenza dell’arte e della musica.»  

Foto di Silvia Nironi

Hai scritto “mi è capitato di parlare con dei ragazzi che volevano raggiungere il successo.” Dove c’era qualcosa che non funzionava lo diceva e le rispondevano “Eh ma a me è venuta cosi’.” Crede sia anche per questo atteggiamento che molti ragazzi poi non riescono ad arrivare al successo?

«Si assolutamente, il successo è una conseguenza del lavoro che si fa più l’aggiunta di quella cosa che inizia per “c” e finisce per “ulo” (ride) quindi lavorare e faticare sicuramente è una condizione necessaria ma non sufficiente per avere successo però in ogni modo i ragazzi devono capire che l’ispirazione è importante per il 10% e l’applicazione per il 90%. Bisogna faticare perché l’ispirazione e l’intuizione sono il profumo della torta ma non la torta.»   

E parlando di ragazzi il discorso non può che non andare ad Area Sanremo che l’ha vista presente in qualità di Direttore Artistico.

«Io sono molto legato a questo concorso perché è un po ‘ il sogno americano. I ragazzi che arrivano tramite Sanremo Giovani, quando arrivano, sono già strutturati perché hanno già una casa discografica, una major. Quelli che arrivano ad Area Sanremo non hanno quasi mai nessuno quindi è chiaro che sono meno preparati rispetto agli altri ma hanno queste potenzialità inespresse che quando li vedi pensi a quanto di bello e importante potrebbe venirne fuori e quando accade che tu hai la fortuna e possibilità di lanciare le carriere di qualcuno di loro come è successo a me in passato con Arisa, Noemi, Mahmood o Simona Molinari. Ma poi ci sono altri che sono passati da Area Sanremo, quando non c’ero io, come Tiziano Ferro, Anna Tatangelo o Renzo Rubino, persone che hanno costruito una buona carriera.»      

Mi piace abbinare la musica alla cucina perché ho sempre pensato che ad un piatto, così come si abbina un vino, possa essere abbinata una canzone e quindi le chiedo se fosse un piatto che piatto sarebbe e perchè e quale canzone abbinerebbe?

«(Ride) Bella domanda. La risposta più immediata che mi viene, visto che io amo il polpettone, è una canzone di Meat Loaf “Bat out of Hell”, però in realtà io amo la carne cruda, da buon piemontese, o all’albese quindi a fette o battuta che si differenzia dalla tartare perché sulla tartare ci metti sopra una valanga di roba come capperi, sale, uovo invece la carne cruda è carne cruda, sopra al massimo ci metti un pò d’olio e un pò di limone e quindi per me la musica è questa, ci deve essere la concretezza e l’essenzialità ecco perchè mi piacciono le canzoni che puoi anche soltanto riprodurre con solo la chitarra oppure con un pianoforte. Mi piace anche l’apocalisse come anche il deserto di suoni e penso che in assoluto se dovessi dire la canzone più bella che si mai stata scritta direi che è una canzone di Tim Buckley, padre di Jeff,  che si chiama “Song to the Siren”.»

Isotta: "Bambola di pezza è un invito ad innamorarsi di sé"

Isotta:”Bambola di pezza è un invito ad innamorarsi di sé”

La cantautrice senese pubblica il suo nuovo brano in vista dell’album di debutto.

Fermi ed immobili intrappolati in una relazione tossica incapaci di reagire, l’essere vittima di quel carnefice che arriviamo, a volte, addirittura a giustificare pensando di essere noi a sbagliare, capace di ingenerare sensi di colpa che contribuiscono ancor più a lacerare le ferite che ci provoca. Ferite fisiche e psicologiche difficili da richiudere, fino a quando non siamo noi a decidere di reagire accendendo il fuoco che brucia dentro noi così da rinascere come la fenice simbolo di chi, nelle difficoltà, riesce a trovare la forza di reagire. 

È online su YouTube anche il videoclip con la regia di Renato Nassi.

Proprio come ci racconta Isotta nel suo nuovo brano “Bambola di pezza”  (Women Female Label & Arts/Artist First), disponibile in digitale https://Isotta.lnk.to/Bamboladipezza, scritto dalla stessa Isotta con Pio Stefanini e prodotta dallo stesso Pio Stefanini che è un inno contro la violenza sulle donne e la violenza contro ogni essere umano in generale ed è un invito ad innamorarsi della della propria ribellione e quindi ad innamorarsi di sé perché “Amare sé stessi è l’inizio di una storia d’amore lunga tutta una vita” (Oscar Wilde). 

Isotta Carapelli, in arte Isotta, è una cantautrice nata a Siena dalla voce “romantic dark” , tra le prime donne a far parte del nuovo progetto discografico Women Female Label & Arts vincitrice del Premio Bianca D’Aponte 2021 insieme alla menzione per la miglior musica grazie alla sua “Io”, (https://isotta.lnk.to/Io_),  ci ha raccontato la sua “Bambola di pezza”

In questa tua nuova canzone, Bambola di pezza, usi la metafora della bambola quale trofeo da vincere in una giostra di un Luna Park di paese che non può ribellarsi al divertimento del giostraio, per parlarci di violenza di genere.

“La bambola vuole dare l’impressione di immobilismo verso una violenza che può essere intesa sia in senso fisico che psicologico. Questa è la prima canzone in cui parlo di una relazione d’amore ma intesa come un amore tossico e la bambola è un invito a cercare di cucirsi addosso la propria bambola e cioè cercare di essere quello che si è. Racconto anche di questa violenza subdola che il giostraio o di chi per lui fa sulla vittima che, magari innamorata, permette di fare un pò di tutto. Un amore tossico che ti immobilizza e intrappola in una situazione nella quale sei talmente preso da una persona che non hai la lucidità per comprendere che ti sta facendo del male o anche se lo capisci cerchi ugualmente di restargli attaccato perchè l’amore può farti vedere le cose come realmente non sono fino a far mettere in dubbio te stessa, proprio perché vedi l’altro come non è e lo vedi come un essere “superiore” non riuscendo a ribellarti. Bambola di pezza è un invito alla ribellione e ad innamorarsi della ribellione e quindi di noi stessi.”

Con “Io” hai iniziato a raccontare un po ‘ di te, poi hai proseguito con “Palla avvelenata”. Voglio chiederti quanto di autobiografico c’è in Bambola di pezza? 

“Si, anche in questo brano c’è qualcosa di autobiografico circa una violenza psicologica passata che mi ha spinto a scrivere questa canzone. Uso le canzoni un pò come catarsi. Cerco di scrivere in modo da buttare fuori tutto ciò che mi fa soffrire. Sono parti di me che cantandole riesco ad affrontare sempre di più. Un pensiero quando lo scrivi lo vedi e lo riesci a vedere dall’esterno. Anche quando ascolto la canzone riesco a vedermi in modo diverso, ho questa sensazione.”      

La copertina del singolo vede ricucire una ferita, uno strappo, che lascerà una cicatrice che resterà visibile e ci ricorderà e racconterà cosa ci è successo?

“Esatto, per me la cicatrice è un modo per ricordarsi di una esperienza, intesa più in senso emotivo. È un pò il ricucire una ferita o anche inteso come il cucirsi addosso i vestiti che stanno meglio, è il cucirsi della propria pelle ed ho considerato proprio questo quando ho pensato alla copertina del singolo.”

Cosa ci racconti del video che accompagna la canzone?

“Di questo video, come tanti altri, insieme al regista Roberto Nassi ne ho seguito tutto il montaggio. Con lui scegliamo anche insieme la sceneggiatura e le coreografie. Mi piace tantissimo partecipare a tutte le fasi della produzione della canzone, anche del video perché oggi il video è importante quanto la canzone. La scelta di far partecipare nel videoclip più persone di etnie diverse nasce dal presupposto di raccontare non solo la violenza sulle donne ma la violenza in generale, perché la violenza sull’essere umano riguarda tutte le culture”.  

Tutte le tue canzoni hanno un colore, “Io” è blu, “Palla avvelenata” è giallo ocra, “Bambola di pezza” è rosso porpora e la prossima canzone che colore sarà?   

“La prossima è bianca ed uscirà l’8 Marzo. Gireremo anche il video di questa canzone e sarà il singolo che lancerà poi il mio album di debutto in uscita il prossimo mese di aprile. Tra i miei impegni imminenti ci saranno le audizioni a Musicultura 2022”

www.instagram.com/therealisotta_/

Isotta: le sue canzoni un viaggio nell'inconscio

Isotta: le sue canzoni un viaggio nell’inconscio

La cantautrice senese pubblica il suo nuovo brano “Palla avvelenata” e con  “Io” vince il premio Bianca D’Aponte

Non è semplice raccontarsi, perché c’è bisogno di avere coraggio, quel coraggio di affrontare i propri ricordi, le proprie paure rileggendole nelle cicatrici che gli atti di bullismo subiti hanno lasciato lì indelebili nell’anima. 

Sigmund Freud diceva che il nostro inconscio tende a celare tutto ciò che è doloroso e sgradevole e quando un’artista, abbatte le barriere del proprio inconscio e racconta al grande pubblico il proprio dolore, può arrivare fin dentro l’anima di chi l’ascolta infondendo quella forza di cui si ha bisogno per affrontare i propri malanni e debolezze.

Isotta, con il suo nuovo brano “Palla avvelenata” scritto dalla stessa Isotta Carapelli, Pietro Stefanini e Giuseppe Polistina, racconta il ricordo di una sofferenza legata al bullismo, di ciò che l’ha portata, così come porta tante persone, a una guerra contro sé stessa e contro la bilancia. “Palla avvelenata” è un invito ad aprire il cuore, con leggerezza, alle difficoltà; a guardare con un filo di distacco, per quanto possibile, i nostri piccoli drammi personali.

«Mi trovavo nello studio di registrazione con il co-autore del brano, quando lui disse: “vado a portare mio figlio a giocare a palla avvelenata”. Senza pensarci su, gli risposi: “a palla avvelenata venivo catturata per prima perché ero grassa, ma grassa davvero”. Da quel momento – racconta Isotta ho rivissuto l’orrore che mi assaliva quando dovevo subire le angherie di stupidi, che trovavano nel gruppo la forza che non avevano da soli, riversando su di me il loro disagio e la loro maleducazione. Credo sia grazie a questa esperienza che ho sviluppato una viscerale sensibilità verso chi subisce ogni genere di discriminazione». 

Gli atti di bullismo lasciano cicatrici profonde, vorrei chiederti cosa possiamo leggere nelle tue cicatrici?

«Molti hanno detto che questa canzone facesse riferimento a problemi alimentari anche se io, quando l’ho scritta, non avrei mai creduto potesse portare a questa idea. Quando hai avuto dei problemi del genere, credo questi non ti abbandonino mai e le cicatrici raccontano proprio quel periodo ed anche l’essere riuscita a superare quelle paure, che in quei momenti erano puro terrore, mentre oggi sembrano piccoli drammi. A volte non volevo andare a scuola o uscire di casa e questi problemi vanno affrontati, perché solo affrontandoli piano piano li superi, soffrendo, ma li superi. Quelle cicatrici che ti restano indicano che hai superato quei momenti ma resteranno per sempre e ti cambieranno, in meglio o in peggio poi dipende dalla persona. Non ti abbandoneranno mai, nel bene o nel male. Personalmente mi hanno resa più sensibile verso i problemi delle persone e probabilmente lo sarei stata molto meno se non li avessi provati in prima persona.»  

Nell’inciso canti “Prima che cambi il colore del cielo voglio dirti che ero grassa, grassa davvero”, come possiamo interpretarlo: prima che cambi idea e non te lo dica più, o avendo raggiunto una consapevolezza in sé stessi lo vuoi dire subito? 

«Prima che cambi il colore del cielo può essere letto in due modi, tenendo conto che il cielo cambia spesso il suo colore,  può significare che voglio dirtelo subito  perché non voglio tenerlo più  dentro, è una cosa che ho superato e finalmente mi va di dirla. Però a livello emozionale può essere anche inteso prima che cambi il mio umore, prima che cambi idea ora sono nel momento adatto per dirtelo e non riesco ad aspettare perché ho paura che cambi qualcosa. Già quando l’ho scritta ero molto dubbiosa, perchè come tutte le cose che ti segnano è più difficile renderle pubbliche, non sapevo come sarebbe stata accolta perché c’è una frase molto forte nel ritornello “Voglio dirti che eri grassa, grassa davvero” ed invece è stata recepita come avrei voluto e cioè come una testimonianza. Raccontarmi è proprio quello che voglio con la musica e sono felicissima del mio team perché mi conoscono e sanno quello che voglio fare e sanno che non voglio cantare ciò che non mi appartiene.»

©_ANGELO_TRANI

Isotta sta raccontandosi nelle sue canzoni, come in “Io” il brano pubblicato di recente che le è valso il Premio Bianca D’Aponte. Si è conclusa, con le serate finali il 22 e 23 ottobre scorso al teatro Cimarosa di Aversa, la 17esima edizione del Premio Bianca D’Aponte, l’unico concorso italiano riservato a cantautrici, con Rai Radio 1 in veste di Media Partner.  Isotta si è aggiudicata, tra l’altro, tre concerti di presentazione prodotti da Doc Live, la partecipazione come ospite alla prossima edizione del Premio e la possibilità di concorrere al Premio dei Premi del Mei di Faenza insieme alla menzione per la miglior musica grazie alla sua “Io”, (https://isotta.lnk.to/Io_) brano, scritto dalla stessa Isotta Carapelli con Pio Stefanini e Giuseppe Polistina, che esprime quella voglia di realizzare chi si è nel profondo, che spiega la forza insita in ognuno di noi a scoprirsi, a diventare ciò che si è veramente.  Disponibile anche il videoclip: https://www.youtube.com/watch?v=seFMD0heowI

Circa il concorso Bianca D’Aponte Isotta ci ha detto che:

«È stata una vittoria inaspettata ed è stata una conferma che sono un po’ sulla strada giusta. Ero molto emozionata, ma non agitata a livello conscio, sentivo una agitazione dentro. Il mio sogno che è anche il mio obiettivo è vivere cantando, è vivere scrivendo la mia musica mettendoci impegno in questa mia passione. Io non credo di salvare la vita a nessuno però metto il mio mattoncino facendo quello che mi piace fare e sono molto felice se, percorrendo questa strada,  arriveranno dei riconoscimenti come questo.»

“Io” mi avevi detto essere di colore blu, “Palla avvelenata” di che colore è e poi la prossima canzone di che colore sarà? 

«Palla avvelenata è giallo ocra, è una sensazione che ho, non c’è un motivo ben preciso, quando l’ho registrata in studio e quando l’ascolto mi viene in mente il colore giallo ocra, è proprio una sensazione mentre il colore della prossima canzone si vedrà, magari sarà rosso non si sa. Stiamo lavorando a tante canzoni che non vedo l’ora di far uscire e quindi ho molti colori (ride).»

Isotta Carapelli, in arte Isotta, è una cantautrice nata a Siena nel 1992. Inizia a cantare e a prendere lezioni di canto all’età di 5 anni. Influenzata fin dalla tenera età dai più grandi cantautori italiani e stranieri, inizia a scrivere le sue canzoni all’età di 14 anni, e a partire dai 16 si esibisce dal vivo con svariate formazioni musicali. Il suo stile può essere definito “romantic dark”. Negli ultimi anni ha lavorato ad un progetto discografico molto intenso con alcuni produttori e arrangiatori toscani, cercando di mettere in musica e parole tutte le sue esperienze personali, artistiche ed umane. 

https://www.instagram.com/therealisotta_/

https://www.youtube.com/channel/UCIKweSCodzm7nGC9oyG8VDQ

PALLA AVVELENATA

Prima che cambi il colore del cielo

Voglio dirti che ero grassa, grassa davvero

Prima che cambi il colore del cielo

Voglio dirti che ero grassa, grassa davvero

Venivo catturata per prima

A palla avvelenata   

Venivo catturata

Nonostante tutto nei suoi occhi mi specchiavo stupenda

Ma ero solo un soldo bucato agli occhi del mondo

Prima che cambi il colore del cielo

Voglio dirti che ero grassa, grassa davvero

Prima che cambi il colore del cielo

Voglio dirti che ero grassa, grassa davvero

Non sono più una bimba che montava in vespa senza giacchetto

E non mi riconosco

Non mi avete conosciuta quando ancora me la facevo addosso

C’è un mare di sguardi che inghiotte a ginnastica volevo sparire

Prima che cambi il colore del cielo

Voglio dirti che ero grassa, grassa davvero

Prima che cambi il colore del cielo

Voglio dirti che ero grassa, grassa davvero

E maledetta allegria e maledetta allegria

E maledetta allegria che ho sempre rincorso

E maledetta allegria e maledetta allegria

E maledetta allegria che ho sempre rincorso

Prima che cambi il colore del cielo

Voglio dirti che ero grassa, grassa davvero

Prima che cambi il colore del cielo

Voglio dirti che ero grassa, grassa davvero